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Dieter e Björn Roth: Islands

Negli spazi di Hangar Bicocca la più grande mostra mai realizzata in Italia sull’opera di Dieter Roth concretizza il concetto cardine della sua ricerca artistica: l’inesistenza di un confine tra creazione artistica e vita.

Quella di Dieter Roth è un’arte che invade, avvolge e compenetra lo spazio. Proprio questa caratteristica le permette di essere accolta alla perfezione nella vastità degli ambienti espositivi di Hangar Bicocca, un palcoscenico ideale per la più grande mostra mai realizzata in Italia sulla sua opera.

’esposizione è il concretizzarsi del concetto cardine su cui si snoda tutta la ricerca dell’artista svizzero, scomparso nel 1998, convinto sostenitore dell’inesistenza di un confine tra creazione artistica e vita, la cui attività è portata avanti dall’erede Björn con cui collaborava già dagli anni Ottanta.

Ad aprire il percorso della mostra è l’opera The Relatively New Sculpture, nata dalla collaborazione di Björn Roth con i figli Einar e Oddur e realizzata appositamente per quest’occasione. L’opera è una complessa struttura formata da due piattaforme quadrate collegate da un passaggio, dove lo sguardo si perde nel tentativo di cogliere tutti gli elementi che la compongono. Molte delle installazioni presenti in mostra sono realizzate grazie all’assemblaggio di svariati oggetti, e diventano spazi abitabili che invitano l’osservatore a percorrerle, attraversarle e viverle come ambienti quotidiani.

Le consuete dinamiche di separazione tra opera e osservatore, tra creatore e fruitore sono annullate poiché in visitatori si ritrovano immersi in lavori che mirano a creare un’interazione con il pubblico come succede in Economy Bar, un vero e proprio punto di ristoro funzionante a disposizione dei visitatori della mostra. Queste costruzioni sono in perenne evoluzione e nascono dalla volontà di collezionare ricordi e congelarli in una dimensione senza tempo, dove possono continuare a essere incrementati, superando i confini generazionali.

La mole imponente di The Relatively New Sculpturedialoga spazialmente e concettualmente con Solo Scenes, ultima opera realizzata dall’artista prima della sua scomparsa ed estrema riflessione sul tema del racconto autobiografico. La documentazione del proprio vissuto è centrale nella poetica di Dieter Roth ed è forse il filo conduttore che collega tutta la sua ricerca artistica. I 131 monitor che compongono l’opera ritraggono l’artista intento in attività quotidiane dove si mostra in tutta la sua normalità, in un intenso e malinconico diario delle ultime fasi della sua esistenza.

L’ultima opera di Roth padre è accostata alla nuova creazione di Bjorn e dei suoi figli, e questa vicinanza consolida il dialogo tra i due, evidenziando la loro vicinanza artistica oltre che famigliare.

Accanto al desiderio di conservare, documentare e stratificare i ricordi rendendoli duraturi, coesiste la scelta di utilizzare materiali deperibili a servizio della creazione artistica: cioccolato, farina e zucchero sono elevati al rango di materiale artistico, plasmati a creare autoritratti effimeri nei multipli che compongono Selbstturm, la cui durata è connessa al processo di deperimento del cibo stesso. La sorte a cui vanno inevitabilmente incontro questi materiali profumati e piacevoli è la stessa a cui l’uomo è destinato, nell’infinito processo di rigenerazione del mondo. Questa riflessione, cruda e tagliente, è mescolata, allo stesso tempo, con una vena ironica e giocosa che aiuta a stemperarne l’intrinseca tragicità.

Ambivalenza e contrasto sono elementi dominanti nella poetica dell’artista contribuendo a definirlo come una personalità complessa e poliedrica, in cui si fondono ricerche e tecniche differenti, in un sistema di rimandi e associazioni continue.

Le varie Islands (“isole”) che compongono la mostra offrono una completa panoramica della sua vasta produzione, senza tralasciare l’aspetto centrale della grafica e della produzione di stampe. Uno degli esempi più significativi è il progetto Piccadillies, che nasce grazie a un innovativo procedimento di stampa messo a punto dall’artista in collaborazione con la casa editrice londinese Petersburg press. L’ispirazione deriva dalle popolari cartoline della celebre piazza inglese, ingrandite e rielaborate per creare pezzi unici assemblati in giganteschi puzzle, dove l’immagine è descritta da grandi campiture di colore accostate e sovrapposte, in cui la riconoscibilità del soggetto originario tende a perdersi. L’arte di Roth, padre e figlio, nasce dall’accumularsi del tempo e del vissuto, dei colori e dei materiali, è un’esperienza totalizzante al punto di elevare al rango di opere d’arte anche i pavimenti dello studio su cui è prodotta e i vestiti con cui è creata.

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